Possiamo affermare, con quasi assoluta certezza, che questa sia una città avvezza all'architettura, sia in termini di realizzazioni eccellenti che di politiche urbane virtuose. Per questo, e per il fatto, non trascurabile, che proprio quest'anno ricade (adeguatamente celebrato) il centenario della morte dell'architetto più famoso di Barcellona, Antoni Gaudì, e che ospiterà "Becoming. Architectures for a planet in transition" il Congresso Mondiale dell'Unione Internazionale degli Architetti (UIA) - l'evento che, dal 28 giugno al 2 luglio, riunirà oltre 200 relatori in più di 100 sessioni - l'UNESCO UIA l'ha designata Capitale Mondiale dell'Architettura.

Ma cosa vuol dire essere Capitale Mondiale dell'Architettura nel 2026? 
Dopo le crisi abitative, sociali, sanitarie e climatiche, il paradigma dell'architettura si è profondamente rinnovato. Perché progettare lo spazio è un atto profondamente umanistico, politico e culturale, che non dovrebbe interessare solo architetti, paesaggisti o urbanisti.

Essere Capitale Mondiale dell'Architettura significa, perciò, avere la responsabilità di avvicinare l'architettura a tutti, evidenziando la sua capacità di trasformare il nostro modo di vivere, di essere lo specchio di chi siamo. Allo stesso tempo, di valorizzare il patrimonio architettonico storico e contemporaneo e promuovere l'architettura catalana nel mondo, attraverso un programma diversificato, inclusivo e accessibile, nato dalla collaborazione con la vivace rete che sostiene la cultura architettonica, il Comune di Barcellona, ​​la Fondazione Mies van der Rohe, istituzioni, organizzazioni, professionisti e cittadini.

Fino al 13 dicembre, Barcellona 2026 propone dunque un palinsesto ampio e diversificato per tutti i pubblici, con attività nei dieci distretti e in altri comuni della Catalogna.

Sviluppato con la partecipazione di oltre 170 istituzioni, scuole, organizzazioni ed esperti, comprende 143 mostre - ne segnaliamo una in particolare che durerà per l'intero corso nella manifestazione: "Barcelona 2035. A City for Living in" presso la Casa dell'Architettura, in cui vengono illustrati i progetti strategici attualmente in corso e il loro impatto sulla qualità della vita nei quartieri, da una prospettiva metropolitana, per una città più vivibile, prospera, coesa e meglio connessa - oltre 500 percorsi e visite guidate, 300 dibattiti e conferenze - includendo sedi come il MACBA o il Padiglione di Mies - 140 workshop e circa 60 attività che collegano l'architettura a discipline come cinema, danza e musica. Ma anche oltre 600 laboratori parte del programma educativo per bambini e ragazzi, con progetti come "Architettura in classe", che porta workshop e conferenze di architetti nelle scuole, e "La città che vogliamo", in cui gli alunni di tutti i distretti immaginano e progettano la Barcellona del futuro.

10 distretti » 10 Haedquarters

Proprio perché si tratta di un evento collettivo e aperto, plurale e radicato nei quartieri, le attività si svolgeranno distribuite nei dieci distretti di Barcellona, ​​ognuno con una sede: un edificio che diventa il punto di riferimento e di incontro per gli eventi nel distretto. 

Da febbraio a dicembre, ogni mese uno di questi edifici è stato e sarà protagonista, mettendo in risalto le proposte legate a quel contesto, la ricchezza del patrimonio architettonico e la diversità dei quartieri che compongono Barcellona. 

Scopriamoli insieme.

01. Eixample » Fort Pienc

Dal periodo di rapida crescita urbana di fine Ottocento, quando Barcellona ruppe con il suo passato medievale in seguito alla demolizione delle mura e fu approvato il Piano Cerdà - che prevedeva una città moderna che collegasse il centro storico con la pianura attraverso una griglia ortogonale - nacque l'Eixample.

Qui hanno sede edifici modernisti emblematici come La Pedrera e Casa Batlló di Gaudí, Casa Amatller di Puig i Cadafalch e Casa Lleó Morera di Domènech i Montaner. Ma anche esempi di architettura razionalista, come l'ex casa editrice Gustavo Gili, e di architettura contemporanea, come il Mercato e la Biblioteca di Fort Pienc.

02. Les Corts » Centre Cívic Joan Oliver "Pere Quart"

Les Corts era un'area prevalentemente agricola che, in epoca medievale, godeva di privilegi speciali. Il Monastero Reale di Santa Maria de Pedralbes ne è testimonianza: un gioiello di gotico catalano con uno dei chiostri più grandi del mondo. L'area ospita numerose grandi infrastrutture costruite nel corso del XX secolo: la Zona Universitaria, impianti sportivi e stradali come l'Avinguda Diagonal, la Travessera de les Corts e la Gran Via de Carles III.

03. Sants-Montjuïc » Lleialtat Santsenca

É il più grande distretto di Barcellona, sviluppatosi con la costruzione di fabbriche e quartieri operai tra il XIX e il XX secolo. Montjuïc, un'antica cava a cielo aperto che forniva la pietra utilizzata per la costruzione della città, fu trasformata dall'Esposizione Internazionale del 1929, lasciando in eredità opere come i giardini progettati da Rubió i Tudurí, la Fontana Magica, il Padiglione di Mies van der Rohe e gli edifici del Museo Nazionale e il Teatro Lliure. La Fundació Miró, progettata da Josep Lluís Sert, avviò nel 1975 il processo di trasformazione di Montjuïc in un polo culturale. Qui l'architettura, la pianificazione urbanistica e paesaggistica sono decisamente contemporanee, grazie alle trasformazioni di Marina del Port e Prat Vermell.

04. Nou Barris » Antic Institut Mental de la Santa Creu

Plasmato dalla migrazione operaia e dalla crescita disordinata degli anni '50 e '60, questo distretto è composto da tredici quartieri che condividono un tessuto comunitario attivo e coeso. Dagli anni '80, le amministrazioni comunali democratiche hanno promosso una maggiore qualità architettonica negli spazi urbani nonché il miglioramento delle aree verdi, unendo i quartieri e integrando edifici storici come l'ex Institut Mental de la Santa Creu e il belvedere della Torre del Baró, che offre una delle più belle viste panoramiche su Barcellona e dintorni.

05. Horta-Guinardó » La Casa de les Altures

La diversità del paesaggio è una delle caratteristiche distintive di Horta-Guinardó. Una topografia collinare frammentata che ha plasmato il suo sviluppo urbano e influenzato la gestione delle risorse idriche, portando allo sviluppo di infrastrutture per l'acqua come il Parc de les Aigües, che sovrastava due grandi serbatoi idrici, e la vicina Casa de les Altures. Il quartiere combina architettura popolare e residenziale del XX secolo con esempi eccezionali di razionalismo, come i complessi Montbau o Llars Mundet, e di modernismo, come l'ex Hospital de Sant Pau i la Santa Creu, progettato da Lluís Domènech i Montaner, sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO e uno degli ospedali più innovativi del suo tempo.

06. Sant Martí » Museu d'Història de Barcelona Oliva Artés

Composto da dieci rioni, il quartiere di Sant Martí unisce il passato industriale della città al suo futuro tecnologico. Ex zone umide, fabbriche, quartieri operai e aree industriali che, con i Giochi Olimpici del 1992, si sono aperti al mare per diventare il quartiere costiero della città: una profonda trasformazione urbanistica che ha rimodellato il lungomare e creato nuove abitazioni, spiagge, strutture e spazi verdi (progettati da Jean Nouvel). In questo quartiere, ex fabbriche con ciminiere sono state trasformate in importanti spazi culturali e hub tecnologici, accanto ad architetture contemporanee che hanno contribuito a plasmare il Fòrum nel momento in cui Avinguda Diagonal raggiungeva il mare.

07. Sarrià-Sant Gervasi » Dipòsit del Rei Martí

Formatasi dall'annessione di un gruppo di comuni tra il 1897 e il 1921, coniuga storia, natura e un'architettura caratteristica, che spazia da un parco divertimenti ottocentesco a una torre per telecomunicazioni progettata da Norman Foster. I centri storici come Sarrià conservano un'atmosfera da villaggio, e le case moderniste o razionaliste - come Casa Bellesguard di Gaudí, vicino al restaurato bacino idrico di Rei Martí, o la casa-studio progettata dall'architetto Coderch per il pittore Antoni Tàpies - ricordano il suo ruolo di residenza estiva per le classi agiate della città.

08. Sant Andreu » Canòdrom - Ateneu d'Innovació Digital i Democràtica

Di origine agricola e successivamente plasmato da una tradizione industriale, il quartiere di conserva una forte identità: il suo nucleo centrale mantiene un'atmosfera autentica e un vivace tessuto commerciale, mentre gli ex complessi industriali sono stati riconvertiti in importanti strutture culturali, come Fabra i Coats. Il quartiere si distingue per il suo patrimonio architettonico moderno come Casa Bloc - progetto razionalista del GATCPAC concepito nel 1932 come proposta di edilizia popolare - e l'ex Canòdrom dell'architetto Antoni Bonet Castellana; nonché per progetti paesaggistici come il Parc Nou de la Trinitat.

09. Gràcia » Districte de Gràcia

Spesso considerata una "città nella città", Gràcia conserva un'identità ben definita, plasmata dal suo singolare e caratteristico impianto urbanistico, caratterizzato da stradine strette e piazze che favoriscono un'intensa vita di quartiere. Nata intorno a due conventi del XVII secolo, l'ex comune fu annesso a Barcellona nel 1897, vantando un ricco patrimonio architettonico e culturale, che comprende siti UNESCO come il Parco Güell, capolavoro di Antoni Gaudí e Josep Maria Jujol.

10. Ciutat Vella » El Born Museu d'Història de Barcelona

É il nucleo originario di Barcellona, ​​fondato nel I secolo a.C. con il nome di Barcino. All'interno delle antiche mura medievali - demolite nel 1854 - il suo tessuto urbano reca le tracce stratificate di duemila anni di storia, visibili nei resti del tempio romano che segnò la fondazione della città, recuperato all'inizio del XX secolo grazie a un intervento dell'architetto modernista Lluís Domènech i Montaner. In tutto il quartiere convivono edifici di diverse epoche storiche e di una varietà di stili architettonici, dalla chiesa romanica di Sant Pau del Camp alle fabbriche del Raval e all'architettura in ferro dell'ex mercato del Born.

Congresso UIA

In scena dal 28 giugno al 2 luglio e strutturato attorno a sei linee tematiche - Diventare più che umani, Diventare circolari, Diventare incarnati, Diventare interdipendenti, Diventare iperconsapevoli e Diventare in sintonia - il Congresso rappresenta un passaggio chiave nel complesso programma generale di Barcellona 2026, momento di network e confronto tra professionisti di tutto il mondo. 

Sessioni giornaliere distribuite su 8 palchi, mostre ed eventi pubblici distribuiti tra tre sedi principali, tra cui il Convention center CCIB, il DHub presso il Design Museum di Barcellona e le Tre Ciminiere, il punto d'incontro centrale del Congresso, che tra l'altro ospita la main exhibition "Becoming. Architetture per un pianeta in transizione."

 La mostra trasformerà la sala turbine della centrale elettrica di Sant Adrià de Besòs - l'iconico edificio delle Tre Ciminiere - in uno spazio dedicato alla sperimentazione, alla ricerca e allo scambio architettonico, ampliando i contenuti del congresso con una superficie espositiva di 4.000 m². Al centro della mostra, dodici team internazionali di Research by Design presenteranno progetti di ricerca sviluppati nel corso dell'ultimo anno, modelli, prototipi, video e installazioni a grandezza naturale concepiti specificamente per il congresso. In dialogo con essi, la mostra riunisce i lavori dei relatori del congresso, circa 200 contributi, formando un ampio panorama di pratiche costruite e teoriche attraverso le diverse linee tematiche. La mostra include anche i risultati dell'International Emerging Workshop, che ha riunito 180 studenti, nonché una selezione di progetti vincitori e finalisti del Concorso Internazionale Studentesco UNESCO-UIA.

UIA Collage Student Competition

A tenere insieme il tutto, un team curatoriale formato da un collettivo di architetti di diverse generazioni - Pau Bajet, Mariona Benedito, Maria Giramé, Tomeu Ramis, Pau Sarquella e Carmen Torres - che operano nell'ampio panorama di Barcellona. Il programma dei relatori e dei partecipanti al Congresso sarà un mix selezionato di esperti e di proposte pervenute tramite la Open Call. Particolare attenzione è stata dedicata a garantire una rappresentanza diversificata, parità di genere, equilibrio generazionale tra pratiche consolidate ed emergenti e agli approcci interdisciplinari.

Qualche nome? Atelier Bow-Wow e Shigeru San (Giappone), Assemble + Common Trasures (UK), i registi Bêka & Lemoine (Francia); Curro Claret e Flores & Prats (Spagna), Jan Gehl (Danimarca), Lacaton & Vassal (Francia), Matilde Cassani e Paola Viganò (Italia), Beatriz Colomina e Mark Wigley (USA), RaumLabor e Transsolar (Germania), il neo Pritzker Smjlian Radic (Cile), Raul Mehotra Architects (India), Leopold Banchini (Svizzera), Tatiana Bilbao (Messico) Petra Blaise (Olanda) e Solano Benítez (Paraguay)....

Team Curatoriale: Pau Sarquella e Carmen Torres, Pau Bajet, Tomeu Ramis, Maria Giramé, Mariona Benedito · photo by Silvia Poch

Inoltre, il Congresso propone ai partecipanti un'ampia varietà di itinerari guidati, curati da AMOO (Aureli Mora + Omar Ornaque), che integrano con esperienze immersive i sei assi concettuali di "Becoming. Architetture per un pianeta in transizione" attraverso visite ai numerosi interventi architettonici di riferimento nell'area metropolitana di Barcellona e in tutta la Catalogna.

+ info
uia2026bcn.org 
barcelona.cat/capitalmundialarquitectura

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Installazioni, mostre, conferenze e altre attività . Invito dalla Fundació Mies van der Rohe e Ajuntament di Barcellona

La Fundació Mies van der Rohe e il Comune di Barcellona lanciano una call per raccogliere proposte culturali da inserire nel programma di Barcelona capitale mondiale dell'architettura 2026. L'obiettivo è attivare la città attraverso un palinsesto diffuso e multidisciplinare sull'architettura contemporanea. Propste da inviare entro il 15 ottobre 2026